Il Primo Annuncio

Dalla programmazione ispettoriale 2025-2026

Nella logica della risignificazione e con lo stile della progettazione trasformativa assumiamo sempre di più le dimensioni vocazionale e missionaria dell’azione educativo-evangelizzatrice della Comunità Educante con una particolare attenzione a:
· approfondire il tema del Primo Annuncio nel mondo contemporaneo.

Cos’è il Primo Annuncio? Alcune fonti autorevoli

Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 42, 1975

UNA PREDICAZIONE VIVENTE
Non è superfluo sottolineare, inoltre, l’importanza e la necessità della predicazione. «Come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? . . . La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo». Questa legge posta un giorno dall’Apostolo Paolo conserva ancor oggi tutta la sua forza.
Sì, è sempre indispensabile la predicazione, questa proclamazione verbale di un messaggio. Sappiamo bene che l’uomo moderno sazio di discorsi si mostra spesso stanco di ascoltare e, peggio ancora, immunizzato contro la parola. Conosciamo anche le idee di numerosi psicologi e sociologi, i quali affermano che l’uomo moderno ha superato la civiltà della parola, ormai inefficace ed inutile, e vive oggi nella civiltà dell’immagine. Questi fatti dovrebbero spingerci, certo, a mettere in opera nella trasmissione del messaggio evangelico i mezzi moderni escogitati da tale civiltà. Tentativi molto validi, d’altronde, sono stati già compiuti in tal senso. Noi non possiamo che lodarli ed incoraggiarli perché si sviluppino ancora di più. La fatica che provocano al giorno d’oggi tanti discorsi vuoti, e l’attualità di molte altre forme di comunicazione non debbono tuttavia diminuire la forza permanente della parola, né far perdere fiducia in essa. La parola resta sempre attuale, soprattutto quando è portatrice della potenza di Dio. Per questo resta ancora attuale l’assioma di S. Paolo: «La fede dipende dalla predicazione»: è appunto la Parola ascoltata che porta a credere. (Evangelii Nuntiandi, 42, 1975)

Giovanni Paolo II, Redemptoris Missio, 44, 1990

Il primo annunzio di Cristo Salvatore
L’annunzio ha la priorità permanente nella missione: la chiesa non può sottrarsi al mandato esplicito di Cristo, non può privare gli uomini della «buona novella» che sono amati e salvati da Dio. «L’evangelizzazione conterrà sempre – come base, centro e insieme vertice del suo dinamismo – anche una chiara proclamazione che, in Gesù Cristo… La salvezza è offerta a ogni uomo, come dono di grazia e di misericordia di Dio stesso».
 Tutte le forme dell’attività missionaria tendono verso questa proclamazione che rivela e introduce nel mistero nascosto nei secoli e svelato in Cristo (Ef 3,3); (Col 1,25) il quale è nel cuore della missione e della vita della chiesa, come cardine di tutta l’evangelizzazione. Nella realtà complessa della missione il primo annunzio ha un ruolo centrale e insostituibile, perché introduce «nel mistero dell’amore di Dio, che chiama a stringere in Cristo una personale relazione con lui».
 e apre la via alla conversione. La fede nasce dall’annunzio, e ogni comunità ecclesiale trae origine e vita dalla risposta personale di ciascun fedele a tale annunzio. 
 Come l’economia salvifica è incentrata in Cristo, così l’attività missionaria tende alla proclamazione del suo mistero. L’annunzio ha per oggetto il Cristo crocifisso, morto e risorto: in lui si compie la piena e autentica liberazione dal male, dal peccato e dalla morte; in lui Dio dona la «vita nuova», divina ed eterna. È questa la «buona novella», che cambia l’uomo e la storia dell’umanità e che tutti i popoli hanno il diritto di conoscere. Tale annunzio va fatto nel contesto della vita dell’uomo e dei popoli che lo ricevono. Esso, inoltre, deve essere fatto in atteggiamento di amore e di stima verso chi ascolta, con un linguaggio concreto e adattato alle circostanze. In esso lo Spirito è all’opera e instaura una comunione tra il missionario e gli ascoltatori, possibile in quanto l’uno e gli altri entrano in comunione, per Cristo, col Padre. (Redemptoris Missio, 44, 1990)

Congregazione per il clero, Direttorio Generale per la Catechesi, 91 e 92, 1997

91. A fronte di questa differenza sostanziale, si considerano ora alcuni elementi del Catecumenato battesimale, che devono essere fonte di ispirazione per la catechesi postbattesimale:
– Il Catecumenato battesimale ricorda costantemente a tutta la Chiesa l’importanza fondamentale della funzione dell’iniziazione, con i basilari fattori che la costituiscono: la catechesi e i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia. La pastorale di iniziazione cristiana è vitale per ogni Chiesa particolare.
– Il Catecumenato battesimale è responsabilità di tutta la comunità cristiana. Infatti « tale iniziazione cristiana non deve essere soltanto opera dei catechisti o dei sacerdoti, ma di tutta la comunità dei fedeli, e soprattutto dei padrini ». (291) L’istituzione catecumenale incrementa, così, nella Chiesa la coscienza della maternità spirituale che essa esercita in ogni forma di educazione alla fede. (292)
– Il Catecumenato battesimale è tutto impregnato dal mistero della Pasqua di Cristo. Per questo « tutta l’iniziazione deve rivelare chiaramente il suo carattere pasquale ». (293) La Veglia pasquale, centro della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, sono ispirazione per tutta la catechesi.
– Il Catecumenato battesimale è, anche, luogo iniziale di inculturazione. Seguendo l’esempio dell’Incarnazione del Figlio di Dio, fatto uomo in un momento storico concreto, la Chiesa accoglie i catecumeni integralmente, con i loro vincoli culturali. Tutta l’azione catechizzatrice partecipa a questa funzione di incorporare nella cattolicità della Chiesa gli autentici « semi della Parola » disseminati negli individui e nei popoli. (294)
– Finalmente, la concezione del Catecumenato battesimale, come processo formativo e vera scuola di fede, offre alla catechesi post-battesimale una dinamica e alcune note qualificanti: l’intensità e l’integrità della formazione; il suo carattere graduale, con tappe definite; il suo legame con riti, simboli e segni, specialmente biblici e liturgici; il suo costante riferimento alla comunità cristiana…
La catechesi post-battesimale, senza dover riprodurre mimeticamente la configurazione al Catecumenato battesimale, e riconoscendo ai catechizzandi la loro realtà di battezzati, farà bene ad ispirarsi a questa « scuola preparatoria alla vita cristiana », (295) lasciandosi fecondare dai suoi principali elementi caratterizzanti.

PARTE II
IL MESSAGGIO EVANGELICO
Il messaggio evangelico
« Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo » (Gv 17,3).
« Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1,14-15).
« Vi rendo noto fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato… Vi ho trasmesso, dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture » (1 Cor 15,1-4).
Significato e finalità di questa parte
92. La fede cristiana, per la quale una persona pronuncia il suo « sì » a Gesù Cristo, può essere considerata sotto un duplice aspetto:
– come adesione a Dio che si rivela, data sotto l’influsso della grazia.
In questo caso la fede consiste nell’affidarsi alla parola di Dio e nell’abbandonarsi a essa (fides qua);
– come contenuto della Rivelazione e del messaggio evangelico.
La fede, in tal senso, si esprime nell’impegno di conoscere sempre meglio il senso profondo di quella Parola (fides quae).
Questi due aspetti non possono, per la loro stessa natura, essere separati. La maturazione e la crescita della fede esigono il loro organico e coerente sviluppo. Tuttavia, per ragioni di ordine metodologico, i due aspetti possono essere considerati separatamente. 

Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 164, 2013

164. Abbiamo riscoperto che anche nella catechesi ha un ruolo fondamentale il primo annuncio o “kerygma”, che deve occupare il centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni intento di rinnovamento ecclesiale. Il kerygma è trinitario. È il fuoco dello Spirito che si dona sotto forma di lingue e ci fa credere in Gesù Cristo, che con la sua morte e resurrezione ci rivela e ci comunica l’infinita misericordia del Padre. Sulla bocca del catechista torna sempre a risuonare il primo annuncio: “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti”. Quando diciamo che questo annuncio è “il primo”, ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi e che si deve sempre tornare ad annunciare durante la catechesi in una forma o nell’altra, in tutte le sue tappe e i suoi momenti. Per questo anche «il sacerdote, come la Chiesa, deve crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere evangelizzato».

Materiale formativo (in continuo aggiornamento)

Eventi ed iniziative

Questa sezione raccoglie tutte le notizie pubblicate dall’Ispettoria relative al Primo Annuncio.
È uno spazio dinamico, in continuo aggiornamento, pensato per mantenere vivo il cammino e condividere ciò che lo Spirito sta suscitando nelle nostre realtà educative.

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Documenti di riferimento

Per accompagnare la formazione delle comunità e degli educatori, proponiamo alcuni riferimenti utili:

Link e risorse utili

DIcastero per l’Evangelizzazione
Ufficio Catechistico Nazionale
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