Un primo annuncio che accende il cuore

Roma, 22-23 novembre 2025
Quello vissuto insieme, come suore giovani dei primi dieci anni di professione, è stato un tempo prezioso in cui lo Spirito risveglia desideri, domande e gratitudine. Due giorni semplici, ma intensi, che ci hanno condotte al centro della nostra vocazione: essere donne del Primo Annuncio, capaci di incontrare i giovani e accompagnarli a riconoscere la presenza viva del Signore.

Il nostro incontro è iniziato sabato pomeriggio con una visita alla parrocchia di San Francesco Saverio alla Garbatella dove siamo state accolte con calore da Arianna e le ragazze della Casa Alpha. Lì abbiamo conosciuto da vicino due percorsi nati dal cuore della comunità: Koinonia e Signa Veritatis.
Signa Veritatis, invece, è un cammino pensato per giovani in ricerca, lontani o in attesa di trovare un senso più pieno alla propria vita. Non una catechesi tradizionale, ma un’esperienza relazionale, fatta di segni, silenzi, dialogo, simboli e narrazione. Un “prima” che prepara all’incontro con Gesù attraverso la bellezza della semplicità e dell’autenticità.
Koinoikia è uno spazio di fraternità concreta, in cui giovani e adulti condividono vita, ascolto e Parola. Una casa che è famiglia ma anche luogo di crescita verso un futuro più autonomo, un momento di transizione verso la propria vocazione.
Per molte di noi è stato un momento illuminante: il Primo Annuncio avviene così, quando ci si mette in ascolto della vita dell’altro, senza pretese né programmi, con il coraggio di accompagnare i passi lenti e spesso fragili della fede nascente.

La serata è proseguita a Santa Rosa, tra Vespri, cena e un clima familiare fatto di sorrisi, gioco e la Buonanotte dell’Ispettrice.

La domenica mattina si è aperta con la relazione di don Ubaldo Montisci, che ci ha guidate a rileggere il Primo Annuncio non come un metodo da applicare, ma come un modo di essere.
Due passaggi ci hanno particolarmente toccato:
1. Viviamo in un contesto in cui non si può più dare per scontata la fede. I giovani arrivano spesso con domande confuse, desideri grandi e poche parole per esprimerli. Il Primo Annuncio diventa allora il gesto semplice e umile di aprire spazi in cui Dio possa far risuonare il suo invito.
2. Don Ubaldo ci ha ricordato che il Primo Annuncio non è un compito per “specialiste”, ma un respiro della vita cristiana. Accade nella quotidianità: nell’oratorio, in aula, in una chiacchierata dopo cena, in un messaggio inviato con delicatezza.
La missione non è “andare lontano”, ma stare vicine con uno stile che parla di Dio.
La possibilità di dialogare insieme dopo la relazione ha dato voce a risonanze profondissime: il desiderio di autenticità, la fatica di stare accanto ai giovani nei loro smarrimenti, la gioia di riconoscere che anche noi, ogni giorno, abbiamo bisogno di un “primo annuncio” che ci rialzi e ci rinnovi.

Siamo ripartite con una certezza: il Primo Annuncio non è un’attività da programmare, ma un dono da custodire. È Lui che ci manda, è Lui che apre i cuori, è Lui che conduce. A noi è chiesto solo di rendere visibile la speranza che ci abita, con la testimonianza di una vita realizzata. E, come abbiamo sperimentato in queste due giornate, il luogo dove questo annuncio nasce e si rigenera è sempre lo stesso: la fraternità.

In allegato è possibile scaricare l’intervento di Don Ubaldo Montisci