Cinquant’anni di vita, missione e comunità
Domenica 28 settembre 2025, la comunità del Sacro Cuore di Roma ha celebrato con gioia e riconoscenza i 50 anni di fondazione della casa, segno vivo della presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Nuovo Salario.
Una giornata di fede, memoria e fraternità, vissuta nel segno della gratitudine per il cammino percorso e della speranza per il futuro.
Dopo un momento di accoglienza che ha permesso a tanti vecchi amici di incontrarsi e salutarsi, la mattinata è entrata nel vivo con la Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Enrico Dal Covolo, da sempre vicino alla comunità e amico della Comunità e dei giovani della casa.
Hanno concelebrato don Giorgio Zazza, parroco di Santa Maria della Speranza ed ex allievo della scuola, don Zevini, docente dell’UPS e guida spirituale di tanti giovani, e don Sufi, cappellano della casa.
La liturgia, curata con profondità e bellezza, è stata animata nei canti da sr Elena Massimi, dell’Ufficio Liturgico Nazionale della CEI.
Nella sua omelia, Mons. Dal Covolo ha voluto intrecciare la Parola della XXVI Domenica del Tempo Ordinario con la prossima canonizzazione di sr Maria Troncatti, missionaria in Ecuador e nuova santa salesiana.
Commentando la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, il Vescovo ha ricordato che “il peccato del ricco è l’avvitarsi su se stesso e sulle proprie ricchezze, che rendono il cuore insensibile a Dio e al prossimo”.
“Sr Maria Troncatti – ha affermato – è l’autentico opposto del ricco epulone: la sua vita è un continuo dono di sé, una dedizione totale ai poveri e agli ultimi. Gli Shuar la chiamavano madrecita, Madre cara, perché andava incontro a tutti, con tenerezza e coraggio”.
Ha poi raccontato la propria esperienza personale in Ecuador, quando visitò i luoghi della missione della futura santa: “La sua fama di santità era viva, le donne più anziane piangevano nel ricordarla”.
Infine, ha invitato i presenti a riconoscere nella Troncatti un modello di carità operosa e generativa:
“Passando attraverso il Calvario come lei, ci scopriremo padri e madri di molte genti, e canteremo con lei il Magnificat della salvezza. È il Magnificat che sale dai nostri cuori oggi, mentre ringraziamo per i 50 anni di vita feconda di questa casa”.
Dopo la celebrazione, la festa è proseguita nel salone teatro con un intenso momento di ricordo e riconoscenza.
La lettura della cronaca dell’8 settembre 1975 ha aperto il tempo del racconto.
Sr Antonella Cangiano, direttrice della casa, ha ripercorso le tappe fondamentali di questi cinquant’anni, ricordando le opere nate, le sorelle che hanno abitato e animato questa casa, e ringraziando quanti, nel tempo, hanno contribuito con dedizione alla missione educativa e spirituale.
Sono seguiti gli interventi di sr Maria Luisa Nicastro, Segretaria Generale dell’Istituto, che ha espresso la gratitudine della Madre e del Consiglio generale, di Sr Paola Semproni, Segretaria Ispettoriale che ha portato i saluti e il messaggio dell’Ispettrice, e dell’Assessora Paola Ilari, che ha sottolineato il valore della presenza delle FMA nel quartiere.
“In un contesto di conflitto avete costruito comunità, vi siete prese cura delle persone quando ancora le istituzioni non c’erano, creando legami e fiducia”.
Toccante la testimonianza di sr Roberta Tomasi, oggi missionaria a Gerusalemme:
“In questa casa ho imparato che la vita è servizio, che la gioia nasce dal dono. È qui che ho sentito la chiamata missionaria. Se dovessi tornare indietro, rifarei la stessa scelta cento volte”.
E ancora: “Anche oggi, nella terra di Gesù, mi porto dentro l’eredità di questa casa: essere artigiana di pace, con il volto e con il cuore”.
La giornalista Rai Cecilia Rinaldini, ex allieva, ha ricordato con affetto gli anni trascorsi al Sacro Cuore:
“Ci avete insegnato l’ascolto, l’attenzione verso gli ultimi, la speranza come dovere morale. In questa casa abbiamo imparato a dire no alla guerra, sì alla pace, scommettendo sull’educazione e sulla formazione dei giovani”.
La testimonianza di Sr Franceschina Giancola ha messo in luce lo stile educativo che da sempre ha animato la missione della casa Sacro Cuore, quello di formare “giovani per i giovani”, dando fiducia ai più grandi perchè siano di esempio e di guida per i più piccoli, diventando così corresponsabili della missione educativa.
Ha concluso la parte mattutina Sr Caterina Cangià presentando la mostra fotografica, curata per l’occasione, che ha presentato la casa del Sacro Cuore come un grande albero cresciuto nel tempo, dapprincipio solo Scuola dell’Infanzia e Polisportiva Giovanile Salesiana Salgen, per poi allargarsi ai Corsi Professionali, a La Bottega d’Europa ed infine alla Scuola Primaria e alla Casa di Accoglienza, oggi Casa per Ferie Betania Salesiana.
Nel pomeriggio, la celebrazione si è aperta alla comunità scolastica e sportiva, trasformando il grande cortile del Sacro Cuore in un vivace spazio di incontro, gioco e festa.
Alunni, atleti e famiglie hanno riempito gli spazi con entusiasmo, e numerosi ex allievi sono tornati per salutare le loro maestre e ritrovare i compagni di un tempo.
Numerosi i bambini che hanno preso parte ai giochi organizzati dagli animatori del Salgen, poi è stato il momento dei balli di gruppo e della convivialità, con la tradizionale vendita delle torte a cura delle mamme della scuola.
Elegante e curata sono state le esibizioni di pattinaggio e diginnastica artistica, che hanno riempito il campo di applausi e colori, testimoniando la vitalità del settore sportivo e l’impegno educativo che lo anima.
La giornata è stata caratterizzata dallo stile semplice e familiare, pieno di gratitudine, del carisma salesiano.
Cinquant’anni dopo l’8 settembre 1975, la Casa Sacro Cuore continua ad essere una presenza viva e generativa nel cuore di Roma, luogo in cui la fede diventa educazione, accoglienza e missione.
La giornata del 28 settembre ha voluto essere non solo memoria del passato, ma rilancio di una missione che guarda avanti con fiducia, nel desiderio di continuare ad essere “casa che accoglie, scuola che educa, chiesa che evangelizza e cortile per incontrarsi tra amici”, come sognava Don Bosco.
