Amazzonia, fede e giustizia climatica per una svolta globale
Dal 10 al 21 novembre 2025, il cuore dell’Amazzonia ospita un evento storico: la 30ª Conferenza delle Parti (COP30) sui cambiamenti climatici, chiamata da molti “la COP della Speranza”. Si apre nello scenario simbolico di Belém (Pará, Brasile), una città che guarda al fiume, alla foresta e alle comunità indigene come testimoni viventi del grido della Terra.
A dieci anni dall’Accordo di Parigi e dalla pubblicazione della Laudato Si’, questo vertice ha un significato profondamente simbolico. Non è solo una tappa tra le tante: è un appello urgente a passare dalle parole ai fatti, con decisioni che tengano insieme giustizia, equità e responsabilità.
In questo contesto, la COP30 si configura come un bivio su cui il mondo deve decidere se continuare a rimandare o assumersi la responsabilità morale di ridurre le emissioni, proteggere i più vulnerabili e sostenere la giustizia climatica.
Tra i temi più discussi emergono:
– la transizione dai combustibili fossili: molti Paesi chiedono una roadmap ambiziosa, ma permangono resistenze su tempi e modalità;
– l’adattamento al cambiamento climatico: ai paesi più vulnerabili serve più sostegno finanziario, con un’accelerazione delle risorse per aiutarli a resistere e rigenerarsi;
– i popoli indigeni dell’Amazzonia: la COP a Belém richiama al centro la loro voce, il loro rapporto con la foresta e la loro proposta di custodia della Terra come bene comune.
– l’impegno morale e spirituale della Chiesa: la Santa Sede e altri leader religiosi invitano a un’ecologia integrale, non solo come tecnica, ma come conversione del cuore.
In un’occasione così cruciale, come sottolinea il cardinale Pietro Parolin, “il tempo si è fatto breve”: è urgente trasformare le promesse in atti concreti.
Il Movimento Laudato Si’ non è uno spettatore: è presente a Belém con un proprio percorso chiaro e articolato. In continuità con la conferenza “Aumentare la Speranza”, questa COP è per il Movimento un momento di profezia credibile, di mobilitazione e di confronto.
Con la sua presenza, il Movimento Laudato Si’ lancia un appello chiaro: le politiche climatiche devono essere giuste, inclusivi e sostenute da una conversione morale, non da meri compromessi tecnici. È un invito a tutte le persone di fede a non delegare: ciascuno può contribuire, con il proprio impegno, a far crescere una speranza che non è utopia, ma progetto concreto.
La COP30 a Belém è molto più di un vertice diplomatico: è un segno per il mondo, un momento in cui la speranza cristiana incontra la scienza, le comunità indigene, i popoli vulnerabili e le istituzioni globali.
Se sapremo ascoltare, decidere e agire, potremo trasformare le ferite della Terra in una promessa di vita, radicata nella fede, nella giustizia e nell’amore per il creato.
