Sr Carla Munerato

Carissime sorelle,
 
            a metà della solennità dell’Epifania, 6 gennaio 2025, dalla comunità “Divino Amore” di Roma il Signore chiamato a Sé, nel suo Regno di Luce, la nostra carissima sorella
 
Suor Carla MUNERATO
 
Nata a Castagnaro (Verona) il 23 luglio 1937
Professa a Casanova (Torino) il 5 agosto 1961
Appartenente all’Ispettoria Romana “San Giovanni Bosco” – Italia
 
Suor Carla parlava volentieri della sua famiglia, nonostante la descrivesse come un “miscuglio”, per il fatto che la sua mamma, vedova e con una figlia, aveva sposato un vedovo con tre figli e che dalla loro unione era nata lei, Carla, e poi altri tre figli. Nonostante questa diversa composizione familiare, tra i membri regnava armonia, perché la mamma dimostrava di voler bene a tutti e sapeva mettere pace.
Inoltre, in famiglia si viveva di tanta fede, dimostrata soprattutto nell’affrontare il manifestarsi della paralisi progressiva che colpì il padre, impedendogli a poco a poco di svolgere il suo mestiere di muratore. Questa disgrazia rinforzò i legami di affetto e il senso di responsabilità dei fratelli più grandi di fronte alla necessità di sostenere economicamente la famiglia.
Carla a 12 anni fece la portinaia presso le Canossiane e a 14 anni si trasferì a Torino per lavorare come bambinaia presso una famiglia benestante che aveva tre figli. La sua esperienza le permetteva di sapersi relazionare con i bambini e con gli adulti, tanto da farsi amare e benvolere da tutti. In quegli anni ebbe l’opportunità di partecipare più volte alla Messa presso la Basilica di Maria Ausiliatrice, di conoscere Don Bosco e di frequentare l’oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice della Casa di Torino 27. Questo contatto le fece riemergere il desiderio, già sperimentato, di diventare suora.
A vent’anni entrò nell’aspirantato di Giaveno. Passò poi ad Arignano per il postulato e successivamente a Casanova per il noviziato. Era stata presentata come una vocazione missionaria, pur avendo dichiarato di non avere questa vocazione. Dopo la professione l’obbedienza la portò a Torino 35 e vi rimase per 10 anni come cuoca, lavoro che fece sempre volentieri e con grande qualità. Le fu chiesto in quegli anni di acquisire il diploma di abilitazione all’insegnamento della religione nelle scuole parrocchiali e il certificato di istruzione tecnica per Taglio e Confezioni.
Al trasferimento della Casa Generalizia da Torino a Roma, anche a lei fu chiesto di partire. Ma dopo qualche mese, Madre Ersilia Canto la mandò alla ‘Pisana’, dove si celebrava il Capitolo Speciale dei Salesiani. Anche qui sarebbe dovuta rimanere il tempo del Capitolo, ma in realtà vi rimase per 14 anni. In seguito, andò nella comunità di Via Dalmazia, poi di nuovo in Casa Generalizia. Durante questo periodo venne colpita da infarto e accolta nella comunità “Divino Amore” per una breve convalescenza. Tornata di nuovo nella Casa Generalizia dei Salesiani come addetta alla guardaroba, vi rimase fino alla chiusura di quella comunità. Inviata nella comunità di Testaccio, come lei stessa scrive, «a chiudere i buchi», in realtà fu aiuto economa, disponibile a fare quello che una comunità, piena di ragazzi e di attività apostoliche, richiede. Dopo quattro anni, passò nella comunità “S. Rosa” a Castelgandolfo, addetta al refettorio. Da oltre 10 anni si trovava nella comunità “Divino Amore” dove ha vissuto volentieri per la possibilità di pregare tanto e di soffrire con amore, in un clima comunitario molto sereno, tanto da poter affermare: «Sono davvero felice!»
Le testimonianze la tratteggiano una persona attiva, simpatica, amorevole con tutti. Don Francesco Motto, direttore emerito dell’Istituto Storico Salesiano dell’UPS, che ha avuto con lei contatti di amicizia e di fraternità per lunghi anni, afferma che si dovrebbe fare un monumento a suor Carla, come a tante altre FMA che hanno svolto umili e generosi servizi nelle case salesiane. Le consorelle della sua ultima comunità ricordano la cura materna che aveva nei confronti dei chierici salesiani e delle ragazze che lavoravano con lei in cucina e che dicevano: “Il pane è buono, ma lei è più buona del pane”.
In comunità teneva tutte allegre inventando ritornelli scherzosi e diffondendo pace con il suo sorriso. Nonostante l’artrite, le sue mani sono state sempre operose nel confezionare lavori sempre apprezzati.
Suor Carla, come la tua comunità, anche noi ti riconosciamo “donna di Dio”. Aiutaci a vivere quello che tu, con tanta naturalezza, ci hai insegnato!

L’Ispettrice
Suor Gabriella Garofoli