Festa di gratitudine e speranza nel segno della fedeltà

Il 5 agosto è una data che riporta il cuore alle radici del nostro Istituto al 1872, a Mornese, a quelle prime 11 giovani con a capo Maria Domenica Mazzarello e guidate da don Bosco che emisero emisero i primi voti religiosi come Figlie di Maria Ausiliatrice, dando vita al nostro Istituto. Oggi, come allora, questo giorno è un’occasione per lodare il Signore per la sua bontà e fedeltà che non vengono mai meno.

Quest’anno la festa è stata resa ancora più speciale dalla celebrazione del 50° anniversario di professione religiosa di Madre Chiara Cazzuola, Superiora generale. La solenne Eucaristia, celebrata in Casa Generalizia e presieduta dal Rettor Maggiore don Fabio Attard, ha visto la concelebrazione di don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore, di don Andrea Bozzolo, Rettore dell’UPS, di don Giuseppe Ruta, docente, e di don Carlo Maria Zanotti, direttore e docente dell’UPS.

Nella sua omelia, il Rettor Maggiore ha consegnato parole profonde, articolate in tre pensieri chiave:
La gratitudine per la bontà di Dio.
«Cinquant’anni di vita consacrata – ha detto – sono innanzitutto cinquant’anni di fedeltà divina. Quando guardiamo indietro, ciò che emerge non sono i nostri meriti, ma la paziente bontà di Dio nei nostri riguardi». Citando il profeta Isaia, ha ricordato che anche se una madre dimenticasse suo figlio, Dio non dimentica mai. «Tutto è grazia, tutto è dono, tutto è misericordia – ha aggiunto – anche le prove, le crisi e le aridità: tutto diventa strumento nelle mani del Padre per plasmare in noi l’immagine di Cristo».
Il sostegno per il presente.
Il cinquantesimo «non è un punto di arrivo, ma una tappa di un cammino che continua». Don Attard ha invitato a guardare al presente con serenità, umiltà e fiducia, ricordando che «la pace non sta nell’assenza di difficoltà, ma nella certezza della presenza di Dio». Ha sottolineato come il carisma salesiano resti una ricchezza da condividere: «Oggi più che mai i giovani hanno sete della testimonianza di una vita che parli di speranza e di amore».
La gioia del dono totale di sé.
Rifacendosi al Vangelo di Giovanni 15, scelto dalla Madre per questa occasione, il Rettor Maggiore ha richiamato le parole di Gesù: «Che la vostra gioia sia piena». Una gioia profonda, «che nasce dalla consapevolezza di aver fatto della propria vita un dono senza riserve». Una gioia che non è rinuncia, «ma pienezza; non impoverimento, ma arricchimento; non morte, ma continua risurrezione». Una gioia che diventa testimonianza luminosa per le consorelle, i confratelli e i giovani.

Ha concluso affermando: «Cinquant’anni di professione sono un canto di lode alla fedeltà di Dio, un grido di gioia per la bellezza di una vocazione che continua a fiorire. Cara Madre Chiara, che il Signore benedica i suoi anni trascorsi e quelli che verranno, perché fino all’ultimo respiro lei sia testimone credibile del suo amore».

La celebrazione è stata arricchita da segni profondi: all’offertorio è stata portata una piccola finestrella, memoria della finestrella di Mornese, richiamo allo sguardo su Gesù che custodisce la fedeltà, e una fiamma accesa, simbolo del fuoco della vocazione che va sempre alimentato. Al termine, Madre Chiara ha ricevuto dal Rettor Maggiore una lampada accesa, segno della fedeltà vissuta, con l’invito a mantenere sempre viva la luce della fede.

Il motto scelto per la celebrazione, impresso sui libretti e sui ricordi: “Mantieni vivo il fuoco che Dio ha acceso in te”, rievoca le parole di Madre Mazzarello, che nelle sue lettere esortava le consorelle a ravvivare continuamente il dono ricevuto. Questo l’invito e il desiderio di Madre Chiara per ciascuna delle sue figlie.

Dopo la celebrazione, la gioia è esplosa nel pranzo fraterno, animato dai balli del gruppo di giovani di El Salvador e dai canti delle novizie e delle juniores in formazione a Roma. Un clima di festa semplice e familiare, tipicamente salesiano, che ha reso visibile la comunione di un Istituto vivo e missionario, capace di raccontare con la vita il Vangelo della speranza.

Il 5 agosto 2025, ancora segnato dal soffio del Giubileo dei Giovani, diventa per tutte noi un invito a rinnovare il nostro sì con gratitudine, coraggio e gioia.