“Beata colei che ha creduto”
Dal 21 al 23 novembre, nel silenzio accogliente del Monastero di Santa Chiara a San Severino Marche, i giovani del Movimento Giovanile Salesiano delle Marche e dell’Abruzzo hanno vissuto gli Esercizi Spirituali guidati dalla Parola e custoditi dalla preghiera delle Clarisse. Tre giorni intensi, essenziali, in cui risuonava una sola frase: “Beata colei che ha creduto”.
I brani dell’annunciazione, della visitazione e della natività hanno orientato il cammino, aprendo in ciascuno un varco, uno spazio nuovo in cui lasciarsi sorprendere da Dio.
Una delle giovani partecipanti ha condiviso ciò che più l’ha toccata: l’esperienza del vuoto. Un vuoto non come mancanza, ma come spazio generativo, dove la voce di Dio può finalmente risuonare.
Imparare la disciplina della solitudine, coltivando il silenzio che rende possibile l’ascolto. Imparare la disciplina della comunità, dove Dio parla attraverso i volti e le storie dei fratelli. E imparare la disciplina della Parola, che spalanca all’incontro vivo con Lui.
“Siamo come marmo grezzo – racconta – che lo Scultore lavora con pazienza. Per far emergere il ‘leone’ che c’è in noi, alcune parti vanno lasciate andare. È un’opera che fa male e libera allo stesso tempo”.
La fede è apparsa a molti come un cammino di svelamento reciproco: Dio si rivela poco a poco, e anche noi impariamo a conoscerci davvero solo conoscendo Lui.
Non tutto è chiaro, non tutto è comprensibile subito – e forse non lo sarà mai.
“Per camminare con Dio – continua la testimonianza – bisogna essere disposti a non capire Dio. È lì che entra in gioco la fede. Non ci mette più al centro, non ci fa controllare tutto, ma ci permette di lasciarci guidare”.
Nel vuoto del cuore, come nel piccolo tabernacolo della cappellina dove all’inizio non c’era nulla, è stato posto ciò che di più prezioso esiste: Dio stesso.
“Dopo aver deposto l’Ostia consacrata – raccontano – il clima degli esercizi è cambiato. La sua Presenza ha fatto la differenza”.
Guardando a Maria, i giovani hanno riscoperto la dinamica della missione: un invito che spesso ci trova piccoli, insufficienti, impreparati. Ma non soli.
La missione è di Dio, noi siamo solo la luce che Lo riflette.
Il suo amore precede, accompagna e segue, non pretende, chiede solo il primo passo.
E allora anche la vita quotidiana diventa un luogo di rivelazione:
scoprire i segni di Dio un pezzo alla volta, con gli occhi del cuore, senza pretendere di capire tutto subito.
Una ricchezza inattesa è stata la preghiera condivisa con la comunità delle Clarisse. Il ritmo contemplativo, la loro presenza silenziosa e materna, ha fatto sentire i giovani custoditi in quei giorni di ritiro.
La loro fraternità, unita alla semplicità del monastero, ha reso ancora più evidente che la fede fiorisce quando è affidata, non quando è trattenuta.
Gli Esercizi si sono conclusi con uno sguardo riconoscente al cammino vissuto nell’ultimo anno e la consegna a custodire ciò che Dio ha seminato.
Come Maria, i giovani sono ripartiti con il desiderio di riconoscere nel quotidiano i segni della presenza di Dio, lasciando spazio allo Scultore, accogliendo la voce che parla nel silenzio, nella comunità, nella Parola.
E con la certezza che, anche quando non tutto è chiaro, la fede continua a tracciare la strada.
