Sr Bruna Bergamin
Carissime sorelle,
nel primo mattino dell’11 dicembre 2025 dalla comunità della “Beata Maria Romero”
di Roma, il Signore chiamato a Sé in Paradiso la nostra carissima
SUOR BRUNA BERGAMIN
Nata a Castelfranco Veneto (TV) il 07 gennaio 1935
Professa a Castelgandolfo (RM) il 6 agosto 1960
Appartenente all’Ispettoria Romana “San Giovanni Bosco” – Italia
La famiglia di Bruna era composta dai genitori e da otto figli: quattro sorelle e quattro fratelli, quasi tutti nati in Veneto, tranne l‘ultimo nato ad Arborea in Sardegna. La famiglia era povera e si era trasferita ad Arborea accogliendo la proposta di lavoro che mirava a bonificare quelle terre al fine di renderle produttive. Pertanto, la famiglia dovette affrontare un lungo viaggio e grandi cambiamenti per corrispondere a un’offerta di lavoro più conveniente ai bisogni della numerosa famiglia. Dal certificato di famiglia risulta che tutti i componenti lavoravano come agricoltori nei campi, tranne la mamma, che era casalinga. La famiglia era molto semplice, di cultura modesta, ma di fede molto viva, tanto che, come ha attestato il parroco salesiano, godeva di un’ottima stima da parte di tutti e a proposito di Bruna egli ha aggiunto: “ha sempre tenuto esemplare condotta religiosa, morale e civile”. La vocazione religiosa di Bruna e quella sacerdotale e missionaria di Rino, uno dei figli, ne sono una concreta testimonianza e un dono di Dio vissuto e accolto nella fede.
Parlando della sua vocazione, sr Bruna racconta che il segreto era nella familiarità con il Vangelo e con alcune frasi che la colpivano e in particolare ad una di queste attribuisce la sua chiamata: “Se amate il padre, la madre e i fratelli più di Me, non siete degni di Me”. Lei non conosceva le FMA, ma frequentava la parrocchia tenuta dai salesiani e lì aveva visto un’immagine di Madre Mazzarello, che però non le piaceva, “non voleva essere di quelle”, raccontava; leggendone però la vita, cambiò idea e si diede da fare per conoscere personalmente le FMA. Si mise in viaggio e le raggiunse in due comunità di due paesi diversi, a Santulussurgiu e a Guspini. Dopo averle conosciute, parlò della sua vocazione alla famiglia, ma la mamma volle saggiarne la consistenza mettendola alla prova per due anni, in seguito le diede il permesso. Poté così lasciare la famiglia e raggiungere Roma, dove ed entrò nella casa di Via Marghera. Il 31 gennaio 1958 iniziò il suo postulato, il 5 agosto il noviziato e due anni dopo, il 06 agosto 1960, a Castelgandolfo (Rm) fece la professione religiosa.
L’obbedienza la rimandò in Via Marghera con l’impegno della cucina; con questo stesso servizio, portato avanti per quasi una quindicina di anni, visse nelle comunità di Monserrato, di Sanluri, poi nelle due comunità a servizio dei confratelli salesiani, Roma UPS e Frascati Villa Sora, poi nella comunità di Roma Madre Mazzarello e di nuovo in Via Marghera. Qui l’obbedienza le chiese di cambiare completamente il suo servizio: iniziò come aiuto economa, poi per una ventina di anni fu principalmente l’autista dell’ispettrice, accompagnandola nelle sue visite dentro e fuori dell’ispettoria, sempre molto prudente e segreta. Fece servizio anche alla comunità e, a questo proposito, ricordava molto volentieri quando accompagnava col pulmino le suore studentesse al Magistero “Maria Assunta”. Anche Madre Chiara, studente di quel tempo, la ricorda come sorella maggiore, discreta e incoraggiante, sorridente. Per moltissimi anni, forse per circa quaranta si occupò di macchine: le conosceva e sapeva usarle bene, non solo le automobili, anche i macchinari in genere (per es. aveva ottenuto un patentino per la conduzione di impianti elettrici), dovette occuparsi anche di lavatrici. Pertanto, passava molto tempo nell’uso delle macchine in genere, ma nei tempi di sosta, a volte molto lunghi, lei riempiva quei tempi di tanta preghiera, infatti ne conosceva a memoria tantissime, poi li occupava facendo anche dei lavoretti. Ancora come autista nel 1994 fu mandata per un anno a S.Rosa, Castelgandolfo, poi di nuovo a Roma Via Marghera e a Roma S.Giovanni Bosco, per ultimo, fino al termine della sua vita nella comunità di riposo Beata Maria Romero.
Nell’ultimo periodo della sua vita sr Bruna passava volentieri molto tempo in giardino, ne osservava le piante e i piccoli animali che vi abitavano, e forse quelle soste la riportavano alla sua infanzia, e all’impegno della sua famiglia di curare e far fruttificare la terra; forse ripensava a tanti momenti della sua vita e a tanti incontri. Sr Bruna ha trascorso pochi anni a diretto contatto con i bambini e i ragazzi, ma non è solo un’ipotesi pensare che tante preghiere e tante sofferenze offerte al Signore, non abbiano li abbiano raggiunti, e, insieme a loro, le consorelle, l’Istituto, il mondo intero. Grazie, sr Bruna.
L’Ispettrice
Sr Gabriella Garofoli
