Sr Rosaria Ticli

Carissime sorelle,
nel primo pomeriggio del 27 novembre 2025 dalla comunità della “Beata Maria Romero”
di Roma,  il Signore chiamato a Sé nel Suo Regno di pace e di gioia la nostra carissima sorella
 
SUOR ROSARIA TICLI

Nata a Mineo (Catania) il 19 settembre 1932
Professa a Acireale (Catania) il 6 agosto 1953
Appartenente all’Ispettoria Romana “San Giovanni Bosco” – Italia
 
La famiglia di Rosaria era composta dai genitori e da 6 figli: tre fratelli e tre sorelle: lei, seconda figlia, il più piccolo dei fratelli, Mario, divenuto missionario, morirà in Brasile a 25 anni di età. Lei stessa descrive i suoi genitori: “contadini, bravi lavoratori, onesti cittadini e praticanti”. C’era molta fede in famiglia e lei ricorda volentieri di aver imparato a pregare il rosario sulle ginocchia della nonna materna. Frequentò la scuola media insieme alla sorella più grande, presso le FMA di Caltagirone (Catania); al termine della scuola dovette però rientrare in famiglia, perché la sorella voleva sposarsi, in più era emersa la necessità di accudire i fratelli più piccoli. Tornata in paese, frequentò la scuola di taglio e cucito presso delle Suore non salesiane, alle quali tenne nascosto il desiderio di seguire la vocazione, per non lasciarsi tentare da loro: voleva essere FMA, Salesiana di Don Bosco! I primi segni di vocazione li aveva sperimentati mentre faceva parte dell’Associazione delle aspiranti Figlie di Maria e poiché l’associazione era sotto la protezione di S.Agnese, il cui motto era “Amo Christum”, questo è divenuto il leitmotiv di tutta la vita: “Spero fino alla morte!”.
Racconta poi un’altra tentazione superata con la fuga: mentre era sul balcone di casa e leggeva la vita di S.Rita, un giovane che camminava lì sotto si era fermato a guardarla, lei racconta:” Io con calma ma con decisione mi alzai e dissi: prima che altri mi tentino devo partire per farmi suora”. Ne parlò subito con suo padre, il quale rispose con due grossi lacrimoni, ma non la ostacolò; anche la mamma accettò la sua volontà. A 16 anni iniziò l’aspirantato a Trecastagni (Catania) e vi rimase per due anni, poi a Catania per il postulato e infine il noviziato ad Acireale, dove fece la professione religiosa il 6 agosto 1953. Di quegli anni racconta: “L’entusiasmo è stato sempre il mio compagno. Ero entrata in congregazione per amore del Signore e per mostrarGli questo mio amore non temevo di mortificarmi e scegliere per me ciò che costava di più sacrificio; spesso dovevano frenarmi in questo”.
 Durante una visita di Madre Lucotti in noviziato, manifestò il suo desiderio di andare missionaria tra i lebbrosi; la sua richiesta fu subito accettata, perché era evidente in lei lo spirito di adattamento. Dopo la professione, fu mandata a Torino, Casa Madre Mazzarello dove fece il tirocinio e frequentò un corso di infermieristica.
Nell’agosto del 1954 partì per gli Stati Uniti e per un anno rimase nella casa ispettoriale (North Haledon) per imparare l’inglese; poi fu inviata a Paterson (New Jersey), con l’impegno di insegnare nella scuola materna: aveva ottenuto il diploma durante il noviziato. Era felice con i piccoli, ma un giorno, avendo visto la cuciniera in lacrime, perché il suo servizio era considerato umiliante dai suoi genitori, lei chiese di lasciare l’insegnamento e di sostituirla. Fu mandata nel 1959 come cuciniera e guardarobiera prima a Ipswich (Massachusetts) e poi a Watsonville (California) nelle case di aspirantato dei confratelli salesiani, lavorando sempre “con amore, gioia, entusiasmo e generosità; non mi sono mai risparmiata, tutto per la gloria di Dio”; rivelerà poi di essersi consacrata Madre dei Sacerdoti. Nel 1969, in seguito alla morte del fratello missionario, tornò in Italia e dopo circa un mese, sua madre chiese alla Madre Generale di allora, Madre Ersilia Canta, che Rosaria rimanesse in Italia. Fu accontentata e sr Rosaria fu destinata alla nuova Casa Generalizia come cuoca, dove vi rimase per 26 anni: “felice di essere al centro della cristianità e accanto alle Superiore”. Per un anno, nel 1983, fu assente dalla comunità dovendo assistere il padre anziano. Nel 1995 ricevette l’obbedienza di andare nel Noviziato di Castelgandolfo, dove rimase per otto anni, sempre molto contenta del suo servizio. L’ultimo cambio di casa la portò nella comunità Beata Maria Romero, prima in aiuto alla comunità e poi in riposo. Colpiva di lei il sorriso, la gentilezza, anche verso la fine della sua vita.
Madre Yvonne ci ha lasciato la sua testimonianza: “La sua è stata proprio una vita piena, totalmente donata nell’amore gratuito e con cuore missionario all’Istituto. Ci ha lasciato un bellissimo ricordo per i suoi tanti anni vissuti in Casa generalizia in un servizio attento alle necessità delle sorelle; tutto ha portato avanti con cuore materno, sereno, con il volto pieno di luce e un sorriso accogliente”.
Tutto facile, tutto felice per lei? Certamente no, realisticamente lei ammetteva di avere il fuoco dell’Etna nelle vene, ma si sentiva sostenuta dalla convinzione che “un po’ di umiltà aggiusta tutto e un pezzo di paradiso paga tutto”, e soprattutto dall’amore alla Trinità, a Maria Ausiliatrice, ai santi, all’angelo custode, l’amore alimentato dalla preghiera, dalle letture salesiane e dalla volontà di farsi santa a qualunque costo!
Noi ti ringraziamo, sr Rosaria per la tua vita, lunga e piena, testimonianza della santità “possibile” a tutti!                                                                                        
 
L’Ispettrice
Sr Gabriella Garofoli