“Vi ho costituti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”

Basilica del Sacro Cuore – Roma, 12 ottobre 2025
Nella cornice solenne e familiare della Basilica del Sacro Cuore a Roma, suor Carmen Mea e suor Maria Luo, Figlie di Maria Ausiliatrice della nostra ispettoria, hanno pronunciato il loro sì per sempre al Signore, consacrandosi definitivamente a Lui nella professione perpetua.

L’atto della professione perpetua, come ci ricordano le nostre Costituzioni, è «un radicale impegno di vita che deve orientare le scelte successive e qualificare tutti gli aspetti dell’esistenza».
Con questo gesto ecclesiale, la Figlia di Maria Ausiliatrice dichiara pubblicamente di volersi donare in modo irrevocabile a Dio nel servizio ai fratelli, partecipando con gioia alla missione educativa affidata a Don Bosco e a Santa Maria Domenica Mazzarello.
In tale luce, la celebrazione ha assunto il valore di un sì totale, pronunciato nella libertà e nella gioia, come risposta a una chiamata d’amore che precede e sostiene ogni passo.

Le letture bibliche scelte da suor Carmen e suor Maria hanno tracciato l’orizzonte spirituale del loro cammino.
Dal Cantico dei Cantici (8,6-7) è risuonata la voce dell’Amore divino che tutto abbraccia:
«Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore.»
Una Parola che diventa sigillo della fedeltà di Dio e fondamento della fedeltà umana: l’amore che nasce da Dio è indistruttibile, nonostante prove, limiti e fragilità.
La Lettera ai Romani (8,35-39) ha poi proclamato la certezza che sostiene ogni consacrato:
«Chi ci separerà dall’amore di Cristo? … In tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a Colui che ci ha amati.»
È la promessa che dà forza al “per sempre”: nulla — né la tribolazione, né la paura, né la prova — può spegnere l’amore di Dio che si riversa nei cuori di chi si affida totalmente a Lui.
Infine, il Vangelo di Giovanni (15,9-17) ha richiamato il cuore della vita cristiana e religiosa:
«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.»
Sono parole che hanno risuonato come programma di vita per suor Carmen e suor Maria: essere amiche del Signore, testimoni del suo amore fecondo, e generare vita nei giovani che incontreranno sul loro cammino.

Nell’omelia, don Roberto Colameo, Ispettore dei Salesiani dell’Italia Centrale, ha intrecciato sapientemente memoria, affetto e profondità spirituale.
Ha ricordato episodi di vita quotidiana — suor Maria “tra i ragazzi in cortile, a giocare a calcio con semplicità e gioia”, suor Carmen “instancabile nel servizio e nella cura educativa” — per mostrare come la vocazione si radichi nella concretezza dell’amore vissuto.
«L’omelia più bella la fate voi con il vostro sorriso e la vostra storia», ha detto.
Richiamando il Cantico dei Cantici, don Colameo ha sottolineato che “come la morte è certa, così è certo l’amore”.
La consacrazione perpetua è la risposta a questa certezza: un atto totale e definitivo, che orienta l’intera vita e la apre a un amore più grande.
«Non esiste nell’amore un contratto part-time — ha affermato — ma solo un unico contratto, quello a tempo indeterminato.»
Ha poi invitato le due professe — e l’intera assemblea — a vivere la fede come fiducia che supera ogni paura:
«Il per sempre può spaventare, ma la Parola ci libera dal dubbio e ci ricorda che nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio.»
Nel suo discorso, l’Ispettore ha anche riletto la missione salesiana come vocazione alla fecondità spirituale:
«Non sarete spose ma avrete un Tu a cui appartenere; non genererete fisicamente dei figli, eppure ne avrete tanti, perché per molti sarete madri.»
E ancora:
«Ci state dicendo che esiste un modo di amare che non passa attraverso la vita coniugale, ma attraverso una fecondità spirituale diversa, piena e libera.»
Concludendo, ha ricordato le parole dei Papi:
San Giovanni Paolo II — “La ragione prima per cui un cristiano si fa religioso non è assumere un compito, ma santificarsi” — e Paolo VI — “La vita religiosa o è santa o non ha motivo di esistere.”
Infine, ha esortato le nuove professe a “lasciare spazio al Signore, che ci rende abili nell’arte di fare l’impossibile”.

Al termine della celebrazione, Madre Chiara Cazzuola, Superiora generale dell’Istituto, ha espresso parole di gratitudine e di profonda comunione ecclesiale.
Ha ringraziato i celebranti, la comunità salesiana, l’Università Pontificia Salesiana — dove entrambe le nuove professe si sono formate — e, con particolare affetto, le famiglie:
«Non si può arrivare a questo momento se alla base non c’è una famiglia che educa, che sostiene, che accompagna anche quando non comprende pienamente. Non le perderete mai, anzi le avete riguadagnate totalmente.»
Madre Chiara ha poi affidato suor Carmen e suor Maria a Maria Ausiliatrice, nella Basilica che vide Don Bosco consumarsi fino alla fine: «Questa chiesa è costata sangue e lacrime a Don Bosco. Su questo altare dove ha pregato e compreso il senso della sua chiamata, vi affidiamo a Maria, perché vi protegga e vi renda suo monumento vivo.»
Ha concluso con un augurio e una consegna all’intera Famiglia Salesiana:
«Siamo tutti responsabili di questo loro sì. Possano essere per sempre segno dell’amore di Dio per i giovani, accompagnate dalla preghiera e dall’affetto di tutta la Famiglia.»

La celebrazione è stata segno della fedeltà di Dio che continua a chiamare e della risposta di chi sceglie di amare senza misura.
Nel loro “per sempre”, suor Carmen e suor Maria diventano testimoni di un amore che non si chiude, ma si apre, che non trattiene, ma dona.
Come ci ha ricordato la Parola:
Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo.»
E come ha concluso don Roberto:
«Dio può riempire interamente il cuore di un giovane, di una donna.»
Un “sì”, dunque, che non finisce, ma comincia oggi, nel cuore della Chiesa, nel carisma salesiano, nella vita dei giovani che attenderanno di incontrare, in loro, il volto sorridente dell’Amore fedele di Dio