Esercizi spirituali nel segno della Parola e della nostra identità in Dio
Dal 19 al 26 luglio, la casa Santa Rosa di Castelgandolfo ha ospitato gli Esercizi spirituali annuali, momento forte di grazia per 19 Figlie di Maria Ausiliatrice accompagnate dalla presenza dell’Ispettrice, che ha incontrato personalmente ciascuna sorella. A guidare le giornate è stato don Marco Napolitano, sacerdote della diocesi di Nola, parroco e dottorando al Pontificio Istituto Biblico di Gerusalemme, che ha offerto un percorso di profonda immersione nella Parola di Dio, secondo lo stile degli esercizi sulla Parola .
All’inizio, don Marco ha tracciato la bussola del cammino, presentando i tre livelli dell’esperienza degli esercizi:
Morale: riconoscere ciò che non va nella vita personale, comunitaria e apostolica; categoriale: discernere cosa scegliere e cosa lasciare per servire meglio Dio; trascendentale: aprirsi al mistero di Dio, toccarlo e lasciarsi raggiungere dal suo amore. Don Marco ha augurato a ciascuna sorella di vivere intensamente tutti e 3 i livelli degli esercizi.
Ha poi consegnato tre suggerimenti concreti:
Una richiesta da fare: custodire una domanda chiara da presentare a Dio lungo il percorso.
Una Parola da ruminare: scegliere ogni giorno un versetto da portare “in tasca”, segno di un dialogo costante con il Signore.
Un amico da pregare: un Santo come compagno di viaggio per intercedere e sostenere.
Le meditazioni del mattino hanno avuto come filo conduttore i primi 12 capitoli della Genesi, mentre le ripetizioni pomeridiane hanno aperto il cuore a testi dell’Antico e del Nuovo Testamento.
A partire dal racconto della creazione, il predicatore ha riflettuto sui verbi dell’agire di Dio: disse, vide, separò, chiamò. «Il peccato nasce da uno sguardo distorto – ha spiegato – mentre la contemplazione restituisce il giusto ordine». Il racconto di Genesi 3 poi, è stata letto non come cronaca del peccato, ma come invito alla maturità spirituale: «Dio non mortifica il desiderio di vita, ma indica dove trovarla: nel dono, non nelle scorciatoie». La meditazione pomeridiana su Gv 21 ha mostrato la pazienza di Gesù che rialza Pietro: «L’amore vero non chiede nulla in cambio, ma sostiene anche nella vergogna e nel fallimento».
Il dramma di Caino e Abele poi ha permesso alle sorelle di riflettere su come: «La vita non si conquista togliendola all’altro, ma donandosi»; e la lotta di Giacobbe con l’angelo ha svelato la preghiera come luogo di verità: «L’incontro con Dio non ci lascia indifferenti: ci cambia nome e, a volte, ci lascia persino una ferita».
Tra gli altri passaggi, forte la riflessione sulla Torre di Babele: «La dittatura del pensiero unico rifiuta la complessità, ma Dio è sempre novità e relazione». E la meditazione finale sulla vocazione di Abramo ha acceso la speranza: «Credere significa affidarsi alla promessa di vita anche quando tutto parla di morte».
Non sono mancati richiami al Nuovo Testamento, con testi come Mt 14 – Gesù che cammina sulle acque – per ricordare che «finché teniamo lo sguardo su Cristo, anche le tempeste possono diventare luoghi di fede», e Mt 28: «Dio è per gli altri, aperto alla relazione: la missione nasce da questa esperienza».
Tra i tanti spunti offerti, è emersa con forza una convinzione: la nostra vera identità si rivela solo sotto lo sguardo di Dio. «Pregare, allora, – ha ricordato don Marco – non è un dovere sterile, ma un tempo di relazione che ci colloca davanti all’unico sguardo capace di dirci la verità su noi stessi e sulla realtà».
Ogni sera, l’Ispettrice ha ripreso alcune parole di Papa Leone XIV rivolte al clero, adattandole alla vita religiosa, particolarmente forte è stata la sua sottolineatura sulla fraternità, non come frutto di simpatie o spontaneità, ma quella che nasce da scelte quotidiane e piccoli passi di apertura. “Solo nella vera fraternità – ha ricordato Sr Gabriella – la missione diventa feconda».
Il clima di silenzio, preghiera e ascolto ha permesso alle partecipanti di vivere in pienezza questo tempo di grazia, radicandolo nel Vangelo. Una settimana che ha rinnovato la consapevolezza che la fedeltà non è sforzo solitario, ma risposta grata alla fedeltà di Dio.
Gli Esercizi si sono conclusi con la rinnovazione dei voti, segno di un sì che continua a crescere. «Rimanete nel mio amore» rimane la consegna più bella: rimanere in Cristo per portare frutto abbondante.