Solo
il continuo e rinnovato ascolto del Verbo della vita, solo la
contemplazione costante del suo volto permetteranno ancora una
volta alla Chiesa di comprendere chi è il Dio vivo e vero,
ma anche chi è l’uomo. Non
possiamo omettere due attenzioni tra loro complementari.
IN ASCOLTO DELLA CULTURA
- La prima attenzione consiste
nello sforzo di metterci in ascolto della cultura del nostro mondo,
per discernere i semi del Verbogià
presenti in essa. Prendere sul serio desideri e ricerche, cercare
di capire che cosa fa ardere i loro cuori e cosa invece suscita
in loro paura e diffidenza.
L’ESPERIENZA CRISTIANA:
UN PARADOSSO
- La seconda attenzione riguarda
invece la paradossalità dell’esperienza cristiana.
I cristiani sono uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi
della vita nella città e nella società, dei successi
e dei fallimenti sperimentati dagli uomini; ma sono anche ascoltatori
della Parola, chiamati a trasmettere la differenza evangelica
nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità
tutta possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è
stata creata. Emergono
potenzialità e ostacoli. 
C’è il desiderio
di autenticità, di prossimità, di socialità,
di incontro, di solidarietà e di ricerca della pace. Emerge
una rinnovata ricerca di senso che sta riavvicinando molti uomini
e donne del nostro paese all’esperienza religiosa e in particolare
a Gesù Cristo.
Gli occhi dei nostri contemporanei continuano a dischiudersi sull’altro,
specie su chi è sofferente e bisognoso, e questo è
un motivo di speranza.
Non mancano però le ambiguità come la massificazione
e l’indifferentismo.
La possibilità di comunicare in modo nuovo e diffuso è
un bene di tutta l’umanità e come tale va promosso
e tutelato. Quanto più potenti sono i mezzi di comunicazione
tanto più deve essere forte la coscienza etica di chi in
essi opera e di chi ne usufruisce.
Accanto alle potenzialità non si possono tacere rischi
e problemi che riscontriamo oggi nel nostro paese.
Sono in aumento le persone che si dicono senza religione, altri
che riconoscono un certo riferimento a Cristo, ma non alla Chiesa;
non mancano le conversioni dal cristianesimo ad altre religioni.
Ciò che è preoccupante è un certo analfabetismo
religioso delle giovani generazioni.
E’ avvenuta alla fine del secondo millennio cristiano una
vera e propria eclissi del senso morale, è diventato difficile
parlare dell’idea del bene e dell’idea del male.
Si assiste a un vero e proprio smarrimento nel contesto di una
società multimediale che tende a stordire con il vorticoso
susseguirsi di immagini e di informazioni. Si manifesta sempre
di più il rischio della scissione interiore tra razionalità,
dimensione affettivo-emotiva e vita spirituale.

E’ scarsa la trasmissione della memoria storica; è
urgente assumersi la responsabilità di trasmettere pazientemente
il senso di ciò che ci ha preceduti, per trasmetterne lo
spirito, pur nel necessario mutare delle forme. E non si attuerà
ciò che è in nostro potere per rimuovere l’attuale
appiattimento sul presente, non sarà facile combattere
gli esiti individualistici della cultura in cui viviamo.
Si intravedono comunque alcune
decisioni di fondo, in particolare dare a tutta la vita quotidiana
della Chiesa, anche attraverso i mutamenti della pastorale, una
chiara connotazione missionaria.
E’ opportuno:
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